[ mercoledì, 04 gennaio 2006 ]
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"TUTTO QUELLO CHE PUOI IMMAGINARE E' VERO."
Pablo Picasso
[ martedì, 03 gennaio 2006 ]
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mi presento, sono il secondo giocatore veterano di warhammer che gestirà questo blog dedicato alla nostra avvincente passione! è dunque necessario spiegare alcune cose su questo blog... innanzitutto a che serve? beh, serve a tutti coloro ai quali non basta solo giocare partite su partite, scontri su scontri, scenari su scenari... a quelli che, come noi dedicano il 90 % dell'attenzione su questo gioco al background, all'ambientazione, chi mette nelle partite un po' di poesia, di passione, di vita. a chi come noi i modellini di metallo e plastica li vede muoversi da soli sul campo di battaglia e agire come fossero veri. ora chi legge potrebbe pensare che prima di una partita assumiamo sostanze poco raccomandabili. o chenon facciamo altro nella vita che giocare e giocare. beh, non è così, e in fondo non prendioamo questo gioco così seriamente, anzi, tendiamo spesso a sdrammatizzare il clima fantasy che si crea in ogni partita! ma il motivo che ci ha spinti ad aprire questo blog è legato al fatto che ciò che vediamo nel gioco abbiamo sempre avuto il bisogno di rappresentarlo in qualche modo. e così è nata l'idea di scrivere i racconti di guerra appena finite le partite, di creare scenari in cui continuavamo le battaglie precedenti perchè c'erano sempre vendette da consumare! insomma noi vediamo in questo gioco un buon modo per stimolare la fantasia dei giocatori. questo blog serve a questo. non siamo mai stati per il gioco competitivo, anche se posso dire di aver acquisito una certa padronanza delle tattiche praticamente di ogni esercito. tant'è che dedicheremo uno spazio in questo blog dedicato proprio alle strategie di gioco! non per essere laidi, ma per poter creare scontri davvero avvincenti e competitivi. d'altronde le più belle partite sono giocate con astuzia e tattiche da parte di entrambi i giocatori e sono decise solo alla fine. questo le rende ancor più interessanti per il background!
quindi speriamo che questo blog possa essere utile a chi la pensa come noi e non a creare per questo gioco uno sfondo sempre più interessante, per non smettere mai di giocare!
un saluto a tutti!
[ martedì, 03 gennaio 2006 ]
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La Prova della Dama. Lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli si disperdeva cupo nella nebbia. I fieri cavalieri avanzavano a testa alta sui loro destrieri, ansiosi di conquistare il favore della Dama e di portare gloria al proprio nome e alla propria famiglia. Cedric il Teutone, alla testa del suo esercito, scese dal suo fido compagno, il nobile ippogrifo Malbrumo, e scrutò l’orizzonte: un esiguo manipolo di cadaveri calcava il suolo con macabra cadenza, sotto il comando del grande vampiro Alfa, uno dei capostipite di quella razza infame. Tutto ciò rappresentava un insulto alla natura e alla stessa vita, ma poiché quegli abomini avevano sconfinato nelle terre bretoniane, erano soprattutto un insulto alla Dama. La colonna si arrestò dietro di lui. Non era ancora giunto il momento per gettarsi a capofitto sui nemici, non come un qualsiasi imperiale infedele, senza tener conto del Voto che li legava alla Dama stessa. Seguendo l’esempio di Cedric, ogni cavaliere scese dalla sua cavalcatura per inginocchiarsi davanti alla propria spada piantata nel terreno e invocare la dea che in tante occasioni li aveva salvati e a cui dedicavano ogni vittoria. Tuttavia qualcosa turbava il lord: la sua Signora non si era mostrata come soleva fare prima delle importanti battaglie; ma non se ne preoccupò molto, in fondo il nemico era numericamente inferiore e doveva ancora nascere un essere in grado di sfidare la potenza di Bretonnia senza pagarne il prezzo con la vita. Il vampiro, quel lurido scherzo della natura, aveva notato la difficile situazione in cui si trovava Il generale Bretoniano incrociò il suo sguardo, la belva sembrava non preoccuparsi dell’inferiorità numerica della sua fazione. Indicò con la mano una zona non molto lontana, ringhiando assassino in direzione di Cedric: Nel punto che aveva indicato sorsero frotte e frotte di Zombi. -Dannazione- Imprecò il Lord – bisogna distruggerlo prima che il suo manipolo si tramuti in orda!- Fece un cenno col capo al suo sottoposto Athelstane, un guerriero giovane, ma che era già giunto a bere dal sacro Graal, dopo aver spiccato di netto la testa al drago Minyaghtrith. Al suo comando i cavalieri rimontarono in sella e, lance alzate, trottarono trattenendo a stento i cavalli verso il nemico. Cedric poteva vantare la potenza dei cavalieri del Graal al suo servizio, santi viventi votati anima e corpo alla Dama del Lago, oltre a due grossi squadroni di cavalieri del regno pesantemente corazzati. Alla sua causa si erano uniti anche alcuni cavalieri erranti ansiosi di provare a se stessi e al mondo il loro valore. Lo avevano accompagnato anche le sue due sorelle, benedette dalla Dama come sue ancelle e padrone dell’arte della magia come pochi altri potevano vantarsi d’essere. Come avveniva in ogni scontro, i prodi cavalieri furono subito addosso al nemico, abbattendo a decine i cadaverici avversari, che però sembravano aumentare invece che diminuire e in breve i cavalieri furono sopraffatti numericamente, cosa che lasciò il lord decisamente impressionato. Deciso a rispettare fino in fondo il suo dovere o a morire, si scagliò solitario verso uno dei pestilenti squadroni, restituendo i cadaveri alla terra, che se li tenesse una volta per tutte. La spada che la dama gli aveva donato in qualità di suo Campione splendeva di luce purissima, di rimando alla corruzione dei cadaveri strappati dalle dita della gelida morte e ogni colpo imprevisto veniva deviato, se non dalla dama stessa, almeno dalla devozione del cavaliere verso di essa. Quelle poche ferite che rari e malaugurati fendenti invece gli arrecavano erano miracolosamente rimarginate dal glorioso potere del Graal, a cui aveva attinto numerosi anni prima. I cavalieri si ritrovarono spiazzati dalla voracità dei nemici: dopo aver infatti superato, e con fatica, nugoli e nugoli di insetti immondi e pipistrelli enormi, furono accerchiati da masse di cadaveri putrescenti a cui ogni compagno che abbandonava la vita, si univa risorto per festeggiare la morte. In breve la situazione divenne critica e lo stesso Cedric credette di essere stato abbandonato dalla Dea; senza contare che il Vampiro, un enorme abominio della famiglia degli Strigoi, aveva adocchiato una delle sorelle del condottiero circondata da una guardia di orgogliosi cavalieri del regno allontanatisi nella foga della battaglia, e vi si lanciò come falco vorace sulla preda. -La battaglia è dunque destinata a terminare in questa vile e indecorosa maniera? Un lord della fiera Bretonnia e il suo esercito morti per mano di altri morti?- pensò cupo Cedric, interrompendo per un attimo la serie instancabile di colpi che il senso dovere gli imponeva di portare a termine. La Dama non aveva però abbandonato i suoi campioni, e, dopo la prova di valore così determinatamente mostratagli nel sangue dai Bretoniani, diede un segno del suo inesorabile giudizio: Proprio mentre tentava di rinvigorire se stesso dalle fatiche della battaglia con un incantesimo, per dilaniare con più gusto le carni dei prodi, il vampiro fu sopraffatto da una potenza divina, a dimostrazione che la negromanzia non è cosa da poco, e cadde a terra prono in preda alle convulsioni. Rinforzati da quella così palese rivelazione della presenza della loro Signora, i cavalieri ripresero a lottare con foga indicibile, e infierirono sul vampiro agonizzante strappandogli il cuore come pegno per il suo atto di sfida. In breve i resti mortali dei suoi seguaci avvizzirono e si tramutarono in polvere, mentre gli zoccoli dei cavalli portavano finivano quei pochi che erano ancora tanto attaccati alla “vita” da resistere alla dipartita del loro signore. La battaglia era vinta. Cedric il Teutone spronò Malbrumo gridando lodi alla Dama e ai suoi compagni, reggendo in mano il cuore del signore della non morte come ultimo trofeo. La Dama li aveva messi alla prova per testare la loro fedeltà, e aveva deciso di premiarli con la vittoria, ma, si sa, un vampiro non è cosa da restare morta a lungo…
[ martedì, 03 gennaio 2006 ]
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Comincerei inaugurando questo blog con il racconto di guerra dell’ultima battaglia, un confronto diretto tra i nuovi nani, che usciranno fra pochissimo tempo (credo intorno a 7-8 Gennaio) ma che noi abbiamo potuto provare in anteprima! Buona lettura…
La Battaglia di Pianbruno
Tutto era pronto. Una lieve brezza sussurrava all’orecchio dell’antico re nano Furin Hollertrain l’eco delle parole dei suoi avi. Parole di saggezza. “Pazienta, figlio, sopporta, e quando arriva il momento reagisci. Come orso montano scatena allora la tua furia con la saggezza propria del tuo popolo…” Questi erano gli insegnamenti di suo padre, il grande re Hamir, che lui aveva sempre seguito alla lettera procurandosi grande fama, insieme al soprannome di Barborso. E quel giorno era li per seguirli ancora una volta. Troppe volte aveva detto al duca bretoniano che non era sua intenzione cedergli i terreni ad ovest del fiume. Troppe volte aveva sopportato le sue oppressive pretese. Una sola volta però lasciò che i cavalieri del duca gli andassero contro, squassando con gli zoccoli dei cavalli i luoghi sacri ai suoi antenati. Dopo di che l’orso aveva tirato fuori le zanne. Aveva schierato il suo esercito in prossimità delle miniere, su di un colle che il suo popolo usava da millenni per difendere la rocca. I martellatori, la sua fiera guardia del corpo, rumoreggiavano intorno a lui giocherellando coi pesanti martelli; alla sua destra i Barbalunga erano schierati disciplinatamente in ranghi, anche se ciò non impediva loro di lamentarsi come al solito; alla sua sinistra, poco più indietro ranghi di veterani fremevano al pensiero di dar prova del loro valore ai più anziani, dimostrando di essere all’altezza del loro sguardo severo. Sul colle il re aveva fatto trasportare dalla rocca una pesante catapulta, che aveva visto tante albe e tanti tramonti che le sue origini si erano perse nel tempo con il nome dell’artigiano che l’aveva assemblata. Insieme con essa due robuste baliste. Per ultimo aveva fatto trascinare fin lì un cannone organo, donatogli da Ungrind Flakkson della Gilda degli Ingegneri. I balestrieri prendevano posto negli spazi lasciati sgombri, cercando la posizione migliore per trasformare quei cavalieri in puntaspilli. Al di là della collina il Barborso poteva sentire distintamente le grida rabbiose degli Sventratori, che avevano probabilmente fiutato l’odore di una nobile morte. Di fianco a loro si erano fermati gli archibugieri. Poi, all’improvviso, il vento tacque. Dalla nebbia emersero, silenziosi come la notte, schiere di cavalieri nelle loro armature scintillanti alla luce del sole morente. Scesero dalle cavalcature e si inginocchiarono. I nani smisero di parlare, curiosi di vedere quel fenomeno di cui tanto i Bretoniani si vantavano: la benedizione della loro dama. Tutti i nervi erano tesi, le orecchie e gli occhi pronti a cogliere ogni dettaglio… -Porca miseria!- il silenzio fu rotto da Loki Hammerhead, l’ingegnere della balista, che imprecava contro uno dei giovani serventi –Lo sai dove dovrei infilartelo quel dardo adesso? Lo sai? Snorri figlio d’un troll!- In quel momento la terra prese a tremare: I cavalieri erano tornati in sella e gli zoccoli dei loro potenti destrieri squassavano il suolo turbando la quiete delle antiche montagne. Re Furin attendeva con pazienza, stringendo l’ascia fino a far sbiancare le nocche, pronto ad aprire quei damerini in armatura come noci secche. Come aveva immaginato, il duca, che volteggiava nel cielo su una strana bestia alata, aveva lanciato subito i suoi in avanti preoccupandosi di giungere al più presto in corpo a corpo, sicuro che la sua dama avrebbe pensato al resto. I cavalieri della Cerca spronavano i destrieri alzando inni alla dama, mentre due squadroni dei cavalieri chiamati erranti si erano lanciati in una corsa furibonda puntando la linea di balestrieri più isolata. I cavalieri del Regno avevano invece deciso di puntare coraggiosamente le più solide unità di fanteria. I cavalieri del Graal, avvolti da un’aura sacra, galoppavano quasi senza fretta mentre sopra le loro teste uno squadrone di cavalieri su pegasi sembrava aver deciso di togliere di mezzo le macchine da guerra. “Reagisci!” sussurrò il vento al re, che diede il segnale ai suoi sottoposti. Il cielo s’oscurò di centinaia di dardi e la terra divenne presto rossa di sangue. I rombo degli zoccoli tuttavia non era cessato. Anzi, protetti dalla loro dama, i cavalieri si lanciarono con foga ancor maggiore. –Lancia! Per Grugni! Lancia, barba rinsecchita!- ruggì Loki ai suoi sottoposti, e due dardi delle dimensioni di strali fischiarono subito nell’aria in direzione dei reggimenti di cavalieri. –Aha!- ruggì soddisfatto Loki, prima di accorgersi che il suo dardo si era fermato magicamente dopo aver abbattuto il primo cavaliere –Come diavolo hanno fatto? Come? Non ci sono più gli umani di una volta!- Hagar invece, il custode della vecchia catapulta, aveva avuto più fortuna. Il pesante macigno, scagliato con forza impressionante, era andato a schiantarsi sulle teste dei cavalieri della cerca, nel bel mezzo del reggimento, compiendo una strage. Il Duca aveva portato la sua cavalcatura, un tremendo ippogrifo, nel bel mezzo del campo di battaglia, per meglio seguire i gli esiti del confronto. Non aveva però calcolato che le ingombranti dimensioni del suo destriero lo rendevano un facile bersaglio per il tiro nemico… e nemmeno la benevolenza della dama bastò a salvare il mostro dalla forza delle baliste. Sfruttando le correnti del vento gelido del nord, i cavalieri spronavano i cavalli alati verso l’artiglieria. Poco dietro, i Santi cavalieri del Graal avevano abbassato le lance e suonato il loro corno in segno di sfida lanciandosi come furie attraverso la pianura, mentre di fronte a loro gli sventratori gridavano battendosi il petto e roteando le asce assassine. La granicola di colpi cadeva costante sui cavalieri in corsa, riscuotendo qua e là il tributo necessario a risarcire il popolo dalle Lunghe Barbe dell’affronto subito. Proprio mentre i pegasi stavano per calare in una picchiata mortale sulla balista di Loki, un tuono rimbombò sul campo: il cannone organo, con un’unica salva omicida, aveva sgombrato il cielo da quelle fastidiose presenze. Gli archibugieri, presa con attenzione la mira, spararono i loro colpi con cura quasi paterna in direzione dei cavalieri del Graal, che, in risposta, deviarono verso di loro la carica, sdegnando gli sventratori che adesso ruggivano il loro disprezzo. L’impatto non lasciò ai tiratori alcuna alternativa se non il ripiegamento. Nello stesso momento i cavalieri erranti impattavano contro i balestrieri, che decisero stoicamente di resistere per non cedere al nemico i preziosi fianchi della formazione, venendo decimati. I cavalieri del regno si misuravano invece col coraggio dei Barbalunga, trovando l’impresa ben più difficile del previsto: non riuscendo infatti a penetrare nelle linee dei nani con la loro carica, si trovarono schiacciati sul fianco dalla furia del re Nano e della sua guardia, che compirono una carneficina. Incalzati da vicino dai Santi del Graal, gli archibugieri in fuga si voltarono per guardare in faccia la morte e vendere la pelle al prezzo più caro possibile, e avevano perso ogni speranza, quando all’improvviso un grosso arpione infilzò di lato uno per uno i loro inseguitori, piantandoli a terra come un macabro spaventapasseri.
Loki rideva. Rimasto a piedi, senza più il suo esercito, il duca fu costretto ad arrendersi e a tornare a casa nel disonore. Un'altra vittoria fu celebrata quella sera nella gran sala di Grimnir.
Ma la riscossa dei nani era solo agli albori.
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Siamo veterani di uno dei giochi tridimensionali più avvincenti che esistano: Warhammer Fantasy. Questo Blog è il ricettacolo delle nostre esperienze di gioco, dei racconti nati da ogni battaglia, di tattiche e nuove regole (mi raccomando, NON UFFICIALI!) per rendere più interessante ogni partita.
COSA CI PIACE
I nani e le loro barbe, gli elfi e le loro foreste, i Conti vampiro e la loro furia, i Bretoniani e il loro codice d'onore, l'impero e le sue donne dai facili costumi...
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